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Qualunquemente recensione

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Postato 20 luglio 2012 da in commedia
qualunquemente

Rating

Regia
 
 
 
 
 


Sceneggiatura
 
 
 
 
 


Attori
 
 
 
 
 


Effetto WOW
 
 
 
 
 


Totale
 
 
 
 
 

3/ 5

Sommario Guida TV

Genere:
 
Regista:
 
Protagonista:
 
Anno: 2010
 
Nazione: Italia
 
Durata: 105'
 
Limiti: Bambini accompagnati
 

Ci è piaciuto:

Gag divertenti
 

Non ci è piaciuto:

Sceneggiatura destinata unicamente a supportare le gag
 
Recensione film

Qualunquemente recensione Guida TV Qualunquemente recensione Guida TV – Di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese, il film può piacere o non piacere, ma fa comunque ridere o almeno sorridere in diverse occasioni. Può non piacere perché la comicità di Antonio Albanese sembra oramai consumata, e va sempre più assimilandosi a quella fantozziana. Può risultare gradito […]

da admin
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Qualunquemente recensione Guida TV

Qualunquemente recensione Guida TV –

Di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese, il film può piacere o non piacere, ma fa comunque ridere o almeno sorridere in diverse occasioni.

Qualunquemente recensionePuò non piacere perché la comicità di Antonio Albanese sembra oramai consumata, e va sempre più assimilandosi a quella fantozziana. Può risultare gradito perché tutto sommato ha una trama che giustifica e tiene in equilibrio tutte le gag di cui il film è composto.

Qualunquemente recensione Sky: “Il qualunquismo di questo imprenditore prestato alla politica, sempre allegro e in movimento da un abuso di potere ad un altro, menefreghista in teoria e in pratica, dovrebbe essere qualcosa di cui ridere per esorcismo, per isteria dettata dalla paura, non per spasso o per il piacere di guardarci allo specchio. Se proprio occorre dargli un’etichetta, si dirà che è un film “di denuncia”, con i pregi e i limiti dei film “impegnati”, che ha scelto la via della satira anziché quella della tragedia“.

Qulunquemente recensione Morandini: “14° film di Albanese (di cui 3 da lui diretti), 7ª regia di Manfredonia, porta sul grande schermo Cetto La Qualunque, inventato in RAI nel 2003, grande successo in Mai dire domenica. Dopo 4 anni di latitanza, Cetto rimpatria in Calabria con Cosa, bella meticcia, con una bambina di cui ignora il nome, e le fa convivere con la moglie Carmen e il figlio ventenne Melo. Spinto dagli amici, allarmati da un’inattesa ondata di legalità, l’imprenditore cafone, ignorante, affetto da bulimia del possesso si tuffa in una campagna elettorale per diventare sindaco. Dispiace maltrattare un comico che assai stimiamo, ma qui si è cacciato in un film monocorde, ripetitivo e contagiato dalla volgarità aggressiva del suo Cetto. Ne sono responsabili una sceneggiatura mal costruita, scritta da Albanese con Piero Guerrera (c’è materia per uno sketch di 20 minuti) e una regia quasi sempre sciatta che incalza gli attori (Rubini compreso) sopra le righe e non sa inserire i personaggi negli ambienti (M. Belluzzi) e nei costumi (R. Chiocchi), entrambi inventivi. Certo che fa ridere, ma per le battute più che per le situazioni. Con un’eccezione: il fermo-immagine strepitoso sulla richiesta della ricevuta fiscale (il montaggio è dell’ottima Cecilia Zanuso). Intenzioni satiriche? Albanese le nega: è soltanto un film comico, dichiara. L’argomento è politico, però. È un film fuori dalla realtà sociopolitica dell’Italia 2010 e, nello stesso tempo, sotto la realtà”.

Qualunquemente trailer ufficiale.


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